Le tematiche ambientali e la crescita sostenibile sono diventati argomenti imprescindibili quando si parla di innovazione e sviluppo tecnologico. Tuttavia, il termine sostenibile rimane spesso di vago significato e di imprecisata contestualizzazione relativamente alla tecnologia o applicazione di cui si sta parlando. Cosa significa esattamente sostenibile?

La sostenibilità è la caratteristica di un processo che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente. Il termine trae la sua origine dall’ecologia, dove indica la capacità di un ecosistema di mantenere processi ecologici, biodiversità e produttività nel futuro. E’ evidente quindi che un processo può definirsi sostenibile se utilizza le risorse naturali ad un ritmo tale che esse possano essere rigenerate naturalmente. Da anni ormai le evidenze scientifiche indicano che l’umanità sta vivendo in una maniera non sostenibile, consumando le limitate risorse naturali della Terra più rapidamente di quanto essa sia in grado di rigenerarle. L’umanità in sostanza ha percorso e sta ancora percorrendo la strada di uno sviluppo che assicura il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente, ma che compromette irreversibilmente la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. E’ necessario cambiare il modello e, probabilmente, il concetto di sviluppo. Un altro problema strettamente connesso alla sfruttamento irrazionale delle risorse è la produzione di enormi quantità di rifiuti e la trasformazione dei prodotti in rifiuti in tempi troppo brevi. Lo sviluppo tecnologico e scientifico non dovrebbe incentivare ma prevenire e portare soluzioni a questa situazione. Lo scenario tecnologico è strettamente connesso con la sostenibilità dei processi produttivi e delle azioni antropiche in genere, influenzando fortemente gli impatti che esse hanno nel sistema ecologico. In questo contesto l’uso delle fonti energetiche assume un ruolo di enorme rilievo. Mettendo assieme questi due aspetti, appare evidente che, oltre a minimizzare la produzione di rifiuti, in una prospettiva di economia sostenibile occorre considerare i rifiuti come risorsa con del potenziale ancora da utilizzare. Spesso questo potenziale è un potenziale energetico.

La produzione di biogas a partire da matrici organiche sottoponibili al processo di digestione anaerobica si inserisce perfettamente in questo contesto. Le matrici organiche che si possono utilizzare sono di vario tipo: biomasse agricole, sottoprodotti agricoli, scarti industriali, fanghi di depurazione, frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e sottoprodotti vari di origine animale e/o vegetale. La realizzazione di impianti di produzione di biogas, sia agricoli che industriali, permette di raggiungere numerosi vantaggi, soprattutto in ambito energetico ed ambientale, attraverso la valorizzazione di matrici che spesso rappresentano problematiche ambientali per il loro smaltimento. Se ben progettato e ben costruito, un impianto a biogas può funzionare ad elevati gradi di efficienza e resa energetica, rendendo conveniente l’investimento. E’ però logico chiedersi quando un impianto a biogas è realmente sostenibile, secondo le considerazioni precedentemente esposte. Senza voler scendere troppo nei dettagli tecnici, la realizzazione di impianti a biogas è giustificata qualora essi utilizzino materiali di scarto provenienti da altre lavorazioni o rifiuti organici, mentre risultano molto meno sostenibili quegli impianti che utilizzano biomasse agricole costituite da insilati di piante appositamente coltivate (colture energetiche), tipicamente mais, segale, sorgo, triticale e loglieto. Anche gli incentivi per gli impianti biogas premiano l’utilizzo di matrici diverse da quelle agricole dedicate, prevedendo una maggiore incentivazione per l’impiego di sottoprodotti. L’attuale sistema di incentivi, inoltre, agevola gli impianti a biogas con configurazioni impiantistiche innovative e di piccola taglia, associando premi ad esempio alla rimozione dell’azoto e assegnando maggiori incentivi per potenze fino a 300 kW. La corretta scelta della taglia dell’impianto è di fondamentale importanza: un impianto sovradimensionato rispetto alla disponibilità di matrice da digerire comporta inevitabilmente una serie di problematiche associate al reperimento della biomassa mancante e all’inefficienza dell’impianto stesso, fatti che ne abbassano notevolmente la sostenibilità, sia ambientale che economica. Di particolare interesse risulta essere la taglia impiantistica per potenze fino a 100 kW, che potrebbe essere sviluppata in aziende agro-zootecniche che non hanno a disposizione grandi quantità di biomassa per alimentare l’impianto a biogas. Infine, in una prospettiva di realizzazioni sostenibili di impianti a biogas è importante volgere lo sguardo verso una diversificazione negli utilizzi del biogas prodotto, non solo per ottenere energia elettrica e termica, ma anche per altri impieghi, soprattutto come biometano. Il biogas viene trasformato in biometano mediante un processo di upgrading, ossia di rimozione dell’anidride carbonica associato ad un trattamento di purificazione, per eliminare tipicamente vapor d’acqua, acido solfidrico, polveri e altre componenti indesiderate eventualmente presenti.

Nel contesto europeo si tratta di processi avviati da tempo, è ora che anche l’Italia si metta al passo.